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mercoledì 26 maggio 2010

Red Thread meets Super Straws


CERVIA 2010

la notte dei miracoli...
Alessia ai fili rossi, Anke Sauer alle cannucce...

collaborazioni speciali di Anna Rubin, Kisa Sauer, Erin Curry, Tommy Akin...
someonelse is missing?


...and the day after
thanks to Bouchal, Erin, Kisa and Anna and Lilia Lega for the Pictures.

IO NON HO PAURA (Iglesias 10-2010)


Nel passaggio dall'esposizione di Carbonia a quella di Iglesias, pur mantenendo intatte le sue impostazioni iniziali, Io non ho paura ha modificato la sua struttura per adattarsi al nuovo spazio espositivo. Il passaggio da un parco ad un ex mattatoio non poteva essere completamente indolore.

La differenza fondamentale, che è anche la più evidente, si trova nell'opera di Marrocu che essendo quella depositaria dell'onore/onere di sottolineare l'omogeneità dell'esposizione, ha probabilmente reso la sua ideatrice responsabile delle ricerca di un maggiore dialogo con la location.

Pur mantenendo il filo come elemento caratterizzante, l'opera è stata stravolta. Messa da parte la vocazione avvolgente ed inclusiva che aveva caratterizzato l'interazione con il parco quale ambiente di incontri, giochi e tempo libero, si è reinventata con toni cupi più in linea coi rimandi drammatici propri del macello.



La lana compone tracce del passaggio della morte, orme di animale morente che portano il visitatore in un percorso di dolore che ha il suo acme nel sacrificio di sangue, e il suo apologo, col rientrare della leggerezza del filo, nella rinascita, simbolizzata esplicitamente dal volo della fenice.

Il tutto passando attraverso le altre opere che, anche quando non modificate, sono cambiate nel loro senso e si fanno portatrici di nuove sfumature, più nere e tetre.







Altre informazioni sul progetto:
Artisti:

Gianluca Floris
Alessandro Giua
Luigi Bove
Alessia Marrocu

Testo di Claudia Pinna

Foto di Elisabetta Maniga e Francesco Cappai


sabato 22 maggio 2010

IO NON HO PAURA (Carbonia 07-2010)


Le paure non hanno bisogno di farci sobbalzare, magari mostrandoci la faccia all'improvviso, per palesarsi nelle nostre vite.

Più semplicemente, affrontare la quotidianità, immersi in un pantano di timori e tensioni, è diventata un'abitudine condivisa da molti.

Le preoccupazioni economiche, il lavoro, la sicurezza personale, il futuro, tutto viene interessato dalla paura. Persino i rapporti più intimi, i luoghi più sicuri, diventano nel nostro immaginario, teatro di possibili, anzi, probabili e drammatiche disavventure.

Quest'humus dentro il quale ci muoviamo e che si mostra tanto fertile nel generare e proteggere i nostri timori, è alimentato e reso più melmoso da un continuo e martellante pulsare di achtung mediatici, sempre attivi nell' ”encomiabile” intento di metterci in guardia contro pericoli più o meno visibili.

Qui, si inserisce la piccola, ma appuntita, scheggia che è Io non ho paura e la riflessione di queste resistenze visive che, come sottotitolo, hanno l'esplicito scopo di permetterci di non rimanere isolati davanti alle tensioni del quotidiano.

Il progetto è concepito come esposizione collettiva, con alla base una forte concezione unitaria.
IO NON HO PAURA vuol'essere un'esperienza comunitaria e cooperativa a tutto campo fra organizzatori, artisti, collaboratori e comunità.
La continuità visiva fra le opere esposte sancisce, simbolicamente, tale concetto di inclusione e di coesione. Un piccolo cortocircuito in cui ci si riferisce alle paure per annientarle, per trovare il momento di respirare.









A fare da collante, l'installazione della giovane creativa di Monserrato Alessia Marrocu. Attiva, nonostante la giovane età, già da alcuni anni come aquilonista, in questa occasione ha sfruttato la sua predisposizione artistica alla grazia e alla leggerezza per creare un intreccio di trame, materiali e metaforiche insieme, che si complicano per creare reti ed ostacoli o si semplificano fino a ridursi ad un unico filo rosso.


Un filo di Arianna che indica la giusta strada in mezzo al labirinto dell'esistenza umana e che si fa di volta in volta protagonista e spalla di ciò che trova nel suo percorso, avvolgendo, aggrovigliando, inseguendo alberi, muri, oggetti, persone e opere che trova nel suo passaggio.






A Carbonia, al termine del suo viaggio Alessia ha posto uno stagno sospeso, un luogo dove cerchi concentrici, sul pelo di un'acqua immaginata, sono i segni delle piccole paure superate che, come sassi gettati in uno stagno, generano onde concentriche che pian piano coinvolgono nel loro moto tutto il piccolo mondo che ruota loro intorno.

Altre informazioni sul progetto:
http://iononhopaura.net/index.php?option=com_content&view=article&id=77&Itemid=59




Artisti:

Gianluca Floris
Alessandro Giua
Luigi Bove
Alessia Marrocu

Testo di Claudia Pinna

Foto di Elisabetta Maniga e Francesco Cappai